Indispensabile gestire i rischi shock e costruire un’Europa ancor più resiliente

La crisi geopolitica, con particolare riferimento ai conflitti in essere nell’Est Europa e in Medio Oriente, sta generando una sempre più allarmante pressione sui costi dell’energia da un lato e della logistica e dei trasporti dall’altro – nonché indirettamente, su tutti i fattori di produzione che impattano sugli operatori della filiera, quali i fertilizzanti usati dagli imprenditori agricoli – con risvolto marcatamente negativo sulla crescita dell’economia mondiale in generale, europea e italiana in particolare.

Appare ancora prematuro esercitarsi in una proiezione dei costi totali che risulteranno comunque a carico del comparto manifatturiero, e in particolare delle aziende energivore, ma possiamo sin da ora affermare che essi si sommeranno ai successivi incrementi registrati a decorrere dal 2021 e assorbiti essenzialmente, e responsabilmente, dall’Industria nazionale.

L’Italia appare particolarmente esposta e l’esplosione dei costi rischia di costituire una vera bomba per la nostra coesione sociale ma anche per il sistema industriale italiano e in particolare per quei settori, quale quello molitorio, tradizionalmente caratterizzati da una redditività marginale.

Per il nostro Paese, pertanto la sfida è duplice: gestire il rischio degli shock, ormai sempre più ricorrenti e imprevedibili, attraverso lo sviluppo di una politica industriale e di una politica energetica di ampio respiro, respingendo pertanto il solito ricorso a pannicelli caldi da un lato e contribuire alla costruzione di un’Europa più resiliente e dotata di maggiore autonomia strategica dall’altro. Energia e industria sono leve inscindibili della proiezione europea e ogni ritardo nel definire e nell’attuare politiche condivise non appare ormai più accettabile.

 

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